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INTERVISTA A DANIELA CATELLI
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X-Files Blue Book apre oggi uno spazio dedicato all'analisi del fenomeno X-Files, e lo fa interrogando sull'argomento i più noti e affermati giornalisti del mondo della Tv, della carta stampata e del cinema sedotti dalla serie creata da Chris Carter. Iniziamo questo percorso con la gentilissima e disponibile Daniela Catelli, brillante giornalista e critico cinematografico, che lavora dal 1999 per Comingsoon Television. Catelli è nota e apprezzata anche e soprattutto per la sua vasta conoscenza del genere Horror. Le sue opere ne sono un chiaro esempio: Friedkin. Il brivido dell'ambiguità (Transeuropa, 1997), L'esorcista 25 anni dopo (Puntozero 1999) e con Danilo Arona, L'esorcista, il cinema, il mito (Falsopiano 2003). Inoltre, a distanza di undici anni dalla sua prima edizione, si segnala una ristampa, rinnovata ed aggiornata, del libro: Ciak si trema. Guida al cinema horror (costa & nolan), che offre una panoramica esaustiva sulla storia del cinema del brivido. Il testo è diviso in capitoli per tematiche, a seconda della natura orrorifica e quindi si passa da "Bambini", "Demoni", "Freaks", a "Lupi mannari", "Splatter", "Vampiri", solo per citarne alcuni. Insomma, Ciak si trema è un must per gli amanti del genere, ma anche un manuale imperdibile per chi si appresta ad esplorare, per la prima volta, la paura a 360 gradi. ciaksitrema.blogspot.com
Daniela è anche conosciuta da quei fans storici di Mulder e Scully, che negli anni 90 erano fedeli lettori della rivista italiana ufficiale di X-Files.
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Il tuo nome è legato a uno dei primi prodotti più amati dagli x-philes italiani: la rivista ufficiale curata da Cinquemani e Ruggiero. L'unico vero punto di riferimento per gli appassionati in un periodo in cui internet non era ancora accessibile a tutti. Che ricordo hai di quell'avventura ? E credi che oggi, un'esperienza editoriale di quel tipo possa essere riproposta per i telefilm più in voga del momento o è impossibile a causa dell'immediatezza del web che ormai riesce a soddisfare la sete di informazione dello spettatore?
Bella domanda, sono cose su cui mi sono molto interrogata anch’io. Parto dalla seconda parte per risponderti. Io credo che internet sia preziosissima come fonte di notizie immediata, ma non abbia la capacità di approfondimento che può avere una rivista. Intendiamoci, oggi la stampa di settore è in netta crisi, ma vuoi mettere la soddisfazione di sfogliare delle pagine piene di foto e articoli non solo informativi ma anche critici? Oggi esistono dei magazine dedicati ai telefilm in genere, non conosco le loro tirature e personalmente non amo il fatto che parlino di tutte le serie, a me piacerebbe tantissimo leggerne di monografici ma in questo senso penso che quella di X-Files sia stata un’esperienza unica.
Ricordo di averci pubblicato un’intervista a Jeff Goldblum e di aver goduto di una libertà raramente trovata altrove. Fu davvero una bella esperienza, come tutte le cose pionieristiche.
I serial telvisivi hanno cominciato ad utilizzare (e in questo senso X-Files ha funto da apripista) una forma narrativa più vicina allo stile cinematografico, contribuendo a ridurre la distanza fra il mondo del cinema e quello della Tv, pur conservando ognuno il proprio linguaggio. Il processo di avvicinamento sembra, ulteriormente compiersi con il passaggio definitivo del prodotto seriale sul grande schermo. Miami Vice e Starsky e Hutch (solo per citarne alcuni) hanno puntato ad una trasposizione liberamente tratta dalla serie, con attori e situazioni differenti. Invece gli autori di Sex and the City ed X-Files hanno optato per la continuity narrativa, con lo sforzo di dover accontentare, non solo i fans, ma anche gli spettatori occasionali. Non ritieni che questo possa rappresentare, in termini generali, un limite al prodotto finale?
Già, perché si finisce con lo scontentare entrambi… sono d’accordo, in linea di massima, ma un conto sono le riletture odierne di classici del passato, un altro gli spinoff cinematografici di serie da poco concluse, e a cura dei loro stessi creatori. Mi ha stupito un po’ ad esempio che Michael Mann abbia voluto tornare dalle parti di Miami Vice, così come il fatto che Chris Carter dopo 6 anni dalla fine della sua creatura più famosa e 10 dopo il primo film abbia deciso di riportarla in vita. Alle volte, come nel caso di Serenity di Joss Whedon, o lo stesso Sex and the City, il film nasce dall’esigenza di “completare” qualcosa che la serie ha lasciato (o è stata costretta a lasciare) in sospeso, oppure è richiesto a gran voce da uno zoccolo duro di fan, e in tal senso è giusto che non prescinda dal passato, comunque in linea di massima io preferisco i film che gli americani chiamano “stand-alone”, che hanno un senso indipendentemente dalla storia passata. E in generale mi avvicino sempre con ansia e preoccupazione a un film tratto da una serie che ho amato.
X-Files I Want to Believe (Voglio crederci) è praticamente uscito in tutto il mondo ( in Italia dovremo aspettare il 5 settembre). La stampa non sembra aver gradito il ritorno di Mulder e Scully, mentre i fans lo hanno accolto positivamente. Chi ha potuto assistere all'anteprima nazionale del 13 agosto scorso, si è fatto un'idea. Qual è il tuo giudizio?
Purtroppo è negativo. Ci sono indubbi elementi di interesse, e personalmente ho apprezzato il fatto che Carter e Spotniz abbiano scelto una storia non legata al plot complottistico ed extraterrestre della serie.
Manca un po’ dell’ironia dispensata da Mulder nella serie e i personaggi sono esseri umani in crisi in un mondo impazzito. L’impressione che resta è che non ci fosse proprio tutto questo bisogno di richiamare Mulder e Scully dal pensionamento per una storia del genere. Ma, chiamatemi pure nostalgica e sentimentale, rivedere insieme sul grande schermo David Duchovny e Gillian Anderson, sia pure invecchiati, fa sempre un bell’effetto. Ecco, devo dire che di tutta l’operazione la cosa che mi è piaciuta di più è ritrovare immutata quell’alchimia dopo tanti anni. Per il resto, direi che il risultato è ahimé dimenticabile.
Un grazie sentito a Catelli, per la sua disponibilità.
Il suo giudizio non positivo sul film, conferma come ci sia una divisione fra stampa e fans sulla qualità di I Want to Believe. E' un pò come accade in amore. Quando ci innamoriamo di una persona, ne esaltiamo le sue qualità, mentre i nostri amici fidati, in maniera più obbiettiva, tentano di farci aprire gli occhi sui difetti. A volte i consigli funzionano, altre volte no. Ma si sa, alla fine l'amore trionfa, e noi fans ci accontentiamo di rivedere Mulder e Scully alle prese con nuove avventure e che importa se la trama non resterà nella storia del cinema, perchè, come ha detto la stessa Daniela, rivedere Gillian e David, insieme, sul grande schermo a mostrarci l'intatta alchimia, vale da solo, il prezzo del biglietto.
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