INTERVISTA ESCLUSIVA A GIUSTO TONI
 
X-Files Blue Book, in collaborazione con X-Files Italian Project Forum, vi propone un'interessante intervista rivolta a Giusto Toni, ex direttore editoriale della Digicast e grande esperto di serie televisive. 
GIUSTO Toni ha navigato in tutti i mari della televisione italiana, nessuno escluso. Nel 1979 è a Milano, anima di Canale 51, una delle prime emittenti private del Paese, di cui è proprietario Alberto Peruzzo. Tre anni dopo lo troviamo a Retequattro, allora in capo alla Mondadori. Scopritore di talenti e di nuovi prodotti televisivi, porta in Italia le telenovelas brasiliane, lanciando Sonia Braga.  
Nel 1990, è a Mediaset. Accanto a due mostri sacri come Carlo Freccero e Giorgio Gori, acquisisce in Europa e nel mondo i diritti per programmi chiave del palinsesto del gruppo privato. Dopo un passaggio in Telecom Italia (attraverso la Seat), eccolo a Tele+, tra i pionieri della televisione satellitare italiana. Si distingue come consulente per i canali sportivi. E’ il 1996. A capo del gruppo Multithematiques Italia Spa, dal 1997 cura per Tele+ il lancio di Cinema2, CineClassics,Canal Jimmy e Planete.
E' stato direttore generale di Digicast, uno dei più solidi produttori italiani di contenuti per Sky. Restano sotto la sua regìa sia Jimmy che Planet (questa la nuova denominazione dei canali), cui si è aggiunto Caccia & Pesca.  
Grande esperto di fumetto, storia militare e cinema, avrete visto Giusto Toni sugli schermi di Jimmy condurre “Destinazione Serie – Next Generation”, il primo talk show dedicato alle grandi serie televisive (con Guido Bagatta, Guido Pugnetti, Vic Leevy e Fabrizio Margaria). 
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Negli anni 90, X-Files ha saputo cogliere le angosce e le paure del popolo americano, rappresentandole con  estrema efficacia. Secondo lei, la serie di Chris Carter potrebbe ritagliarsi un proprio spazio nella Tv di oggi, o, come sostengono in molti, l'attacco a Ground Zero ha generato timori tali da far passare in secondo piano le tematiche proposte dallo show?  
(X-F Blue Book) 
 
Temo che la serie di Carter sia stata travolta da Ground Zero come molta altra buona televisione, di fantascienza e no. La fantascienza ha sempre avuto un link preciso con movimenti culturali e con il clima 
generale in cui si sviluppava, nascendo come letteratura popolare non poteva e non può tuttora essere slegata dai sentimenti e dalle angosce più profonde della gente comune. Può essere visionaria, come lo fu Dick, può essere ironica e paradossale, come quella di Sheckley, ma non può essere avulsa dalla proiezione che ognuno fa del suo futuro, proiezione strettamente condizionata dal presente in cui vive. 
La fantascienza eroica anteguerra era l'erede naturale di Verne, della lotta dell'uomo nel nome di una scienza positiva e con una visione illuminista e laica dell'universo. 
La fantascienza nata dalla II guerra mondiale identificava un nemico, l'altro, ma lo affrontava in battaglie spaziali o su pianeti ostili armi in pugno, faccia a faccia, in una sorta di perenne replica della guerra convenzionale. Oppure, pochi e geniali, rifiutavano quello scontro assoluto tra culture ed ipotizzavano anche società e mondi migliori, come il grande Roddenberry. Crollato il muro di Berlino e con il dissolversi apparente del pericolo della guerra  totale, ha  preso piede  la teoria del complotto globale ed il
rimettere in discussione certezze ed assiomi della nostra storia e del nostro passato, ed in questo Chris Carter è stato il primo ed il più grande. Ma Ground Zero ha cancellato questa tendenza, soprattutto nella fantascienza anglosassone, ridando fisicità al nemico ed identificandolo con tutto ciò che è diverso e che può turbare le nostre rassicuranti certezze. X-Files rimane una serie ancora attuale nel linguaggio  ma travolta dalla paura abilmente coltivata dai media più che dagli eventi stessi che hanno segnato questo decennio. 
 
 
X-Files ha storicamente dato una svolta alla produzione seriale fantascientifica, tanto da essere usato ancora oggi come pietra di paragone per valutare la qualità dei nuovi telefilm. Quali sono, secondo il suo parere, le innovazioni maggiormente significative portate da X-Files? (X-Files Project Forum) 
 
 
X-Files e Chris Carter hanno portato il modello industriale ed autoriale del cinema nella serialità televisiva. Da allora le serie di maggior successo hanno imparato ad usare strutture narrative e grammaticali tipiche fino agli anni '90 solo del cinema. Ma in questo credo che Carter abbia cavalcato qualcosa che era nell'aria e che soprattutto era necessaria per risollevare la televisione dalla grande crisi creativa che attraversava in quegli anni. La genialità di Carter è stata anche quella di sapere "dosare" con grande sapienza gli elementi più forti narrativamente, dispensandoli al momento opportuno per riaprire  e chiudere in continuazione fili narrativi che sapevano creare aspettative nell'audience, almeno fino alla 7° stagione.
 
 
 
Il rapporto fra Mulder e Scully si è rivelato uno dei segreti del successo di X-Files, trattandosi di un non-amore, tra i più struggenti e romantici della Tv, che ha tenuto lo spettatore incollato allo schermo. Perché è sempre l'amore a fare audience, rispetto ad alieni, isole misteriose e poteri soprannaturali? (X-Files Blue Book) 
 
La risposta più stupida che potrei dare è perchè il 55% dell'audience televisiva è femminile, e le storie sentimentali fanno sempre breccia nel pubblico femminile. Ma la vera ragione del successo del rapporto  
Mulder/Scully è proprio la sua incompiutezza, il restare perennemente sospesi. Narrativamente è una soluzione fortissima a patto di saperla gestire, il passo per finire nel ridicolo è breve. Ma Carter ha fatto di questo uno, se non il più importante degli elementi che hanno fatto della serie uno dei temi delle quotidiane chiacchere tra amici ed in ufficio, e quindi del successo, senza che ciò alterasse in qualche modo la forza cruda e visionaria delle trame dei singoli episodi.
 
Mulder e Scully sono tornati sul grande schermo, a distanza di dieci anni dal primo lungometraggio, e sei dalla fine della serie. Stando all'indice di gradimento degli spettatori, "X-Files: Voglio Crederci" ha fatto breccia nei cuori dei fan. La stampa specializzata non si è espressa però favorevolmente (ad eccezione di The Guardian). Cosa pensa dell'ultimo lavoro di Carter? (X-Files Blue Book) 
 
 
 
Il film non mi è piaciuto, onestamente mi è sembrato, per soggetto e regia, poco più di una puntata di CSI. Ma questo non vuol dire che Mulder e Scully non abbiano fatto ancora una volta breccia nei nostri cuori. I loro dialoghi erano perfetti e loro straordinari e tranquillizzanti, è stato come rincontrare vecchi amici dopo tanto tempo, quando sai che hanno qualche chiletto in più e qualche capello bianco di troppo, ma sono esattamente come vorresti che fossero. 
 
Grazie a Giusto Toni per la sua disponibilità e cortesia. 
 
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